Da: Il Fatto Quotidiano
Mi chiamo Gianni Bisoli, sono nato a Sirmione il 15
settembre 1948. Sono diventato sordo a otto anni circa. Ho cominciato a
frequentare l’Istituto Antonio Provolo di Verona all’età di nove anni.
Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo sono
stato fatto oggetto di attenzioni sessuali.
Sono
stato sodomizzato e costretto a rapporti orali e masturbazioni dai
seguenti frati e fratelli laici: don Giuseppe, don Arrigo, don Aleardo,
don Giovanni, don Alcide, don Luigi, don Rino e don Danilo, don Nicola,
don Giovanni, don Basco, don Agostino, don Giuseppe, fratello Erminio.
Devo ancora dichiarare che, dall’età di 11 anni fino ai 13 anni, sono
stato più volte accompagnato nell’appartamento del vescovo di Verona,
monsignor Giuseppe Carraro, dove il vescovo stesso mi ha sodomizzato e
preteso altri giochi sessuali”.
E’ solo una
delle tante testimonianze degli ex studenti dell’Istituto Provolo di
Verona, uno fra gli scandali che sta investendola Chiesa cattolica
italiana. Violenze protrattesi dagli anni ’50 fino al 1984, avvenute sia
all’interno dell’istituto sia nella colonia estiva Villa Cervi, a San
Zeno di Montagna. Oggi l’Istituto Provolo ha tre sedi tra Verona,
Villafranca e San Michele Extra e offre corsi di formazione
professionale anche a giovani in obbligo formativo tra i 14 e i 18 anni.
Vanta, tra i propri clienti e partners, comuni, province e regioni e
riceve anche finanziamenti pubblici, oltre alle donazioni attraverso il
meccanismo del 5 per mille. E annovera tra i suoi religiosi sette dei 25
sacerdoti accusati da 67 ex studenti.
Le prime denunce da parte
dell’associazione degli ex allievi dell’Istituto Provolo risalgono al
2006, quando si rivolsero al vescovo di Verona perché i sacerdoti ancora
all’istituto venissero trasferiti. La molla della denuncia era scattata
alla notizia dell’apertura di una casa-famiglia per bambini sordi con
difficoltà familiari, gestita dagli stessi religiosi della Congregazione
della Compagnia di Maria del Provolo. Non ottenendo nulla, nel gennaio
2009 gli ex studenti decisero di rendere pubblico il caso. Tuttavia il
ricorso alla magistratura era inutile, perché nel frattempo era
intervenuta la prescrizione.
“Il 23 gennaio dello scorso anno, nel corso di una
conferenza stampa alla Camera dei deputati, abbiamo chiesto che il
vescovo Zenti intervenisse affinché i sacerdoti accusati e ancora in
vita rinuncino alla prescrizione, così la magistratura potrà fare le
indagini necessarie” afferma Marco Lodi Rizzini, portavoce
dell’associazione degli ex studenti. Un appello caduto nel vuoto, perché
monsignor Zenti ha preferito strade diverse, una linea dura di
contrattacco: in una conferenza stampa affermò di essere convinto che si
trattasse “di una montatura, di menzogne”, e accusò Dalla Bernardina,
presidente dell’associazione, di aver strumentalizzato i sordi: “Venne
da me non a denunciare fatti di pedofilia, sia ben chiaro, ma ad
accampare pretese sui beni immobili dell’Istituto”.
Parole che sono valse al vescovo una querela che, nel
luglio scorso, ha rischiato di essere archiviata. L’associazione ha
proposto ricorso contro l’archiviazione e il prossimo 9 giugno il gip
dovrà prendere una decisione.
“L’affitto che
ci viene richiesto per l’immobile su cui si dice che accampiamo pretese è
di 200 euro” spiega Lodi Rizzini. “Se considera che siamo 420 soci,
oltre il 90% dei sordi di Verona e provincia, bastano meno di venti
centesimi ciascuno a pagare l’affitto. Quelle del vescovo Zenti sono
accuse assurde. Continuano a parlare di pretese patrimoniali, ma noi non
abbiamo mai chiesto soldi. Vorrei che specificassero di quali pretese
patrimoniali si tratta”.
Una parziale marcia
indietro, una parziale ammissione c’è stata dopo un’indagine della Curia
che ha acclarato alcune responsabilità. Poi, a metà di febbraio di
quest’anno è stato reso noto che i casi di abusi saranno analizzati
dalla Congregazione per la dottrina della fede, ma nessuno dei
67 ex studenti che hanno denunciato è stato sentito o
contattato dai prelati del Vaticano.
Sulle
vicende del Provolo, un cupo silenzio anche da parte dei politici
italiani, fatta eccezione per i Radicali che, nel luglio scorso, presero
anche parte ad una manifestazione organizzata a Verona
dall’associazione. Un lungo corteo muto lungo corso Cavour, corso
Portoni Borsari e piazza Bra, per chiedere che venisse fatta chiarezza. E
giustizia.
“Negli Stati Uniti è stato aperto
un anno ‘finestra ’ per denunciare anche abusi subiti molti anni prima.
In Irlanda è stato il governo a commissionare le inchieste che hanno
svelato migliaia di abusi. In Germania il cancelliere Angela Merkel è
intervenuta in maniera netta e decisa” prosegue Lodi Rizzini.
“Occorrerebbe maggiore determinazione nel fare chiarezza anche in
Italia.”