Don Ruggero Conti, ex parroco
della Natività di Maria Santissima di Selva Candida ed ex garante di Alemanno per le periferie e la famiglia, già missionario in Uganda, è stato condannato
in primo grado a 15 anni e 4 mesi di detenzione per violenza sessuale
continuata e aggravata su 7 ragazzi (qui i video del processo).
"Possiamo definirla una pena
esemplare - dichiara Roberto Mirabile Presidente de La Caramella Buona, l’associazione
antipedofilia costituitasi parte civile nel processo - anche se per un pedofilo
seriale di questo genere con l'aggravante della veste sacra che fino ad oggi ha
indossato non credo possa esistere giuridicamente parlando una pena valida.
Sicuramente possiamo ritenerci soddisfatti del lavoro degli inquirenti, degli
avvocati tutti dell'accusa e della decisione del Tribunale: i ragazzi hanno
sempre detto la verità ed oggi finalmente è ufficiale".
Il pubblico ministero Francesco
Scavo aveva chiesto, in una precedente udienza, la condanna dell'imputato a 18
anni di reclusione più il pagamento di una multa pari a 50mila euro per i reati
di violenza sessuale, atti sessuali con minori, induzione alla prostituzione
minorile, continuati e aggravati. Per il magistrato, il sacerdote si è
macchiato di "condotte di una gravità inaudita, insidiose e
insistenti".
Don Ruggero fu arrestato il 30
giugno 2008 mentre stava organizzando con l'oratorio il viaggio per partecipare
alla Giornata Mondiale della Gioventù di Sidney. L'accusa sosteneva che il
sacerdote avesse ripetutamente abusato, per oltre dieci anni, dei giovani affidati
alle sue cure, approfittando delle situazioni di debolezza o difficoltà
familiare in cui versavano le vittime. Ulteriori indagini, effettuate dopo
l’arresto, portarono alla luce altri casi di abusi che sarebbero avvenuti negli
anni Ottanta, prima dell’ordinazione sacerdotale di don Conti, quando
l’aspirante sacerdote insegnava educazione sessuale a Legnano. E, sebbene gli
episodi in questione fossero ormai prescritti, alcune vittime dell'epoca sono
state comunque sentite in aula come testi dell'accusa.
Alle udienze hanno presenziato
decine di fedeli, presenti in aula per sostenere emotivamente il sacerdote. Il
vescovo di Porto e Santa Rufina, Gino Reali, ha accolto "con rispetto il
pronunciamento dei Magistrati”, esprimendo profondo dolore e "la ferma
condanna per i gravi delitti” e ha ribadito la sua “vicinanza e la piena
solidarietà della Diocesi alle vittime".
Monsignor Reali, pochi mesi fa
aveva testimoniato anche in aula, in un’udienza drammatica nel corso della
quale il vescovo aveva confessato che, sebbene almeno dieci persone si fossero
rivolte a lui per segnalare «comportamenti anomali» di don Ruggero Conti, non
aveva mai preso alcun provvedimento nei confronti del parroco: «Non ho
informato il Vaticano e la Congregazione per la dottrina della fede su don
Conti - sostenne Reali - perché non ritenevo sufficienti gli elementi raccolti
e non ho denunciato i fatti all’autorità giudiziaria italiana perché non
conoscevo l’iter da seguire.» Il vescovo si limitò a qualche “lavata di capo”,
ma non prese nessuna posizione, neppure per tutelare possibili altre vittime. «Incontrai don Ruggero più volte e gli feci alcune raccomandazioni – sostenne il vescovo nel corso del processo - Gli dissi di dedicarsi di più alla spiritualità, di avere un atteggiamento più prudente, di essere meno espansivo e di non accogliere ragazzi in casa».
Al termine della sua deposizione, gli avvocati Nino
Marazzita e Fabrizio Gallo, difensori dei ragazzi molestati, chiesero che gli
atti fossero trasmessi alla Procura perché il vescovo risponda di concorso
esterno in atti di pedofilia e di favoreggiamento.
“A testa alta abbiamo continuato
a credere alle vittime – ha affermato Mirabile, dopo la sentenza - forti di
avere sempre riscontri obiettivi; ora andrebbero accertate responsabilità ad
alti livelli ecclesiastici''.
Nei
confronti del sacerdote, che aveva già la proibizione dell'esercizio pubblico
del ministero, "verranno presi - assicura la diocesi in una nota - i
provvedimenti previsti dalla disciplina della Chiesa, secondo le indicazioni
della competente Congregazione per la Dottrina della Fede".
"Consapevole che quanto avvenuto ferisce l'intera comunità
ecclesiale", il vescovo "chiama tutti alla preghiera e alla penitenza
e chiede ad ognuno, a cominciare dai sacerdoti, un rinnovato impegno di
coerente testimonianza cristiana e di generoso servizio in favore di quanti,
particolarmente minori e più deboli, sono affidati alle cure della
Chiesa".