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Perchè la comunicazione sia efficace è necessario che un messaggio non solo sia enunciato, ma anche trasmesso. Se voglio parlare con qualcuno, ma non ho voce, difficilmente potrò fare comunicazione. L'altro non capirà.
Conoscendo questo Paese, è facile capire che i media avevano già deciso cosa scrivere di piazza Navona. Le tecniche utilizzate per stroncare e censurare un messaggio  sono sempre le stesse. Il primo V-Day di Grillo, che vide la mobilitazione di 200 piazze e un numero impressionante di partecipanti, fu liquidato in pochissimi secondi dai TG. Se non fosse stato per i "vaffanculo" (sì, io lo scrivo così, senza ipocriti e moralisti puntini di sospensione) probabilmente sarebbe passato tutto sotto silenzio. Pochi secondi al TG, forse un trafiletto sui giornali e poi... nel dimenticatoio.
Essere "pesante", usando quelle parole "volgari" che poi tutti usano nella quotidianità fingendo di scandalizzarsi pubblicamente (scagli la prima pietra il fariseo che non ha mai urlato, detto o sussurrato un vaffanculo), è strumentale. E' l'unico modo per risvegliare l'interesse in questo ipocrita Paese. L'unico modo perchè il riflettore dei media si puntasse sugli avvenimenti di piazza Navona (per carità, senza riportare la "sostanza" ma solo la "forma") era  proprio quello di "estremizzare" la forma. Così il comune cittadino, che normalmente usa internet per chattare e collegarsi ai siti hot (ma rigorosamente in privato, scandalizzandosi in pubblico per una parolaccia), informato dai giornali e dai TG delle volgarità in piazza, una volta tanto lo usa anche per informarsi. Perchè è inutile negarlo, la curiosità la vince. Cosa avrà detto la Guzzanti di così terribile? Vediamo, vediamo se lo trovo su youtube...

La volgarità (ma si tratta davvero di volgarità?) di quella piazza era probabilmente non casuale, ma voluta. Serviva ad attirare l'attenzione, in un Paese come il nostro, vittima delle tecniche di comunicazione (si è sempre vittima di quello che non si conosce e non si sa utilizzare) usate da pochi per strumentalizzare i molti. Quella volgarità aveva la stessa valenza di uno schiaffo durante una crisi isterica: era terapeutica. Serviva a risvegliare una coscienza in coma.
Le tecniche di comunicazione messe in atto dai media mi ricordano molto la storiella della foresta e degli alberi: quando si sta a guardare un albero troppo da vicino, si perde la visione della foresta intera, perchè il campo visivo è occupato tutto da un albero solo. Ecco, puntare l'attenzione su una parolaccia, è un modo per farci guardare la corteccia dell'albero, perdendo di vista la foresta. E noi, che siamo vittime di quelle tecniche manipolatorie, restiamo lì col naso incollato alla corteccia.
E' un modo per manipolare la conoscenza, per manipolare l'informazione, per aizzare la morale contro la logica e contro il pensiero.
La morale degli italiani assomiglia alla morale vergognosa dei farisei. Come mai quegli italiani che si sono stracciati le vesti per le "volgarità" in piazza hanno fatto finta di non vedere e non sentire quando l'ex-don Pierino Gelmini ha pubblicamente fatto il "gesto dell'ombrello"? Allora era ancora sacerdote, perchè non s'è levato neppure un mormorio di disapprovazione? Perchè nessuno si scandalizza di fronte al fatto provato che le istituzioni ecclesiastiche nascondano in Vaticano (e sono fatti loro) ma soprattutto in Italia (e sono fatti nostri) preti condannati nei loro Paesi d'origine per genocidio, per stupro, per abusi sessuali sui bambini?
Perchè nessuno grida allo scandalo quando si levano in difesa della famiglia quelli che di famiglie ne hanno più di una? quando si esibiscono in pistolotti antimafia quelli che con la mafia ci sono andati a braccetto? quando parlano di legalità e sicurezza quelli che incitano al razzismo, all'intolleranza, e nel frattempo bloccano 100.000 processi?

Qui non si tratta di moralità, si tratta di moralismo. E il moralismo è la corruzione della moralità. Di quella moralità che fa gridare e insorgere contro gli scandali veri, non contro le parole. Quella che avrebbe dovuto insorgere di fronte all'intolleranza contro gli omosessuali, contro i Rom, contro gli immigrati. Quella che avrebbe dovuto insorgere contro la sola ipotesi di leggi razziali.
Mi chiedo, poi, come mai i cattolici, quelli che dovrebbero mettere in pratica ogni giorno il messaggio di Cristo, non abbiano fatto le dovute distinzioni quando il premier ha dichiarato la totale comunanza di vedute di Chiesa e Governo. Comunanza di vedute con le leggi razziali, con il gallismo, con una morale da operetta? E perchè dalle sacre stanze vaticane con arriva una smentita forte e decisa? Sarà mica perchè il miliardo di euro annui dell'otto per mille non può essere messo in pericolo da certe prese di posizione troppo evangeliche?

Mi chiedo di quale dialogo si continui a blaterare. Ci sono parole che trovo raccapriccianti per il significato che è stato loro imposto. Un significato ristretto e meschino. Una di quelle parole è "dialogo". Nella sua accezione originaria, la nobile parola (dal greco dià, "attraverso" e logos, "discorso") indicava il confronto verbale tra due o più persone, mezzo utile per esprimere sentimenti diversi e discutere idee contrapposte. Si intendeva uno scambio, con sottintesa la capacità, di entrambe le parti in causa, di porsi nella condizione di ascolto. A dialogare si deve essere almeno in due, quindi. Quando c'è uno solo a dialogare, nella totale indifferenza dell'altro, non si tratta più di dialogo, si tratta di sottomissione. Il totale e vergognoso derogare al proprio compito da parte dell'opposizione, oggi lo chiamano dialogo.
Ci stravolgono perfino le parole, quelle parole così care a chi le usa sui giornali o in televisione, quelle parole che sempre più somigliano a una ninna-nanna per un cervello addormentato. Il nostro.


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