.
Annunci online

abbonamento
commenti


Ho ricevuto un comunicato stampa diramato dalla Curia di Como:

La vicenda che vede coinvolto il sacerdote don Mauro Stefanoni della diocesi di Como è recentemente arrivata, dal punto di vista del procedimento giudiziario in corso, ad una condanna al termine del processo di primo grado.
Il Vescovo di Como ha già espresso, subito dopo la sentenza, alcune riflessioni. Qui si ribadisce che è opportuno astenersi da ogni considerazione di merito, almeno fino a quando la sentenza verrà depositata e motivata. Lo stesso ordinamento giuridico del nostro paese prevede poi altri due gradi di giudizio che sottopongono ad ulteriore verifica quanto è stato fatto e deciso nel primo. Fino a condanna definitiva, si deve presumere che la persona sottoposta a processo possa ancora dimostrare in sede giuridica la propria innocenza.

Questo, tuttavia, non permette di considerare irrilevante e senza conseguenze il pronunciamento in primo grado. Prudenza e rispetto per la magistratura, la doverosa attenzione per tutte le persone coinvolte nella vicenda, comprese quelle che hanno promosso la causa sporgendo accusa, richiedono dunque che l’autorità della Chiesa, nei limiti della sua competenza e responsabilità di fronte ad un suo presbitero, assuma i provvedimenti che meglio salvaguardano la dignità dello stesso e insieme evitano di dare l’impressione di sottovalutare la situazione o di esprimere una minore equità nei confronti della dignità di tutte le parti in causa.

In tale quadro è parso necessario al Vescovo di Como, in un lungo colloquio con don Stefanoni, non confermare la sua presenza e il suo ministero nelle parrocchie della zona di Colico, pur apprezzando i segni di solidarietà e di stima che in questi giorni sono stati espressi da alcuni membri di tali comunità. Ogni ulteriore decisione sarà elaborata a suo tempo nel dialogo con don Stefanoni dopo che sarà stato possibile esaminare le motivazioni della sentenza di primo grado.

La legge interna della Chiesa prevede in questi casi, come in molti altri di rilevanza penale, che la stessa giurisprudenza ecclesiastica, senza interferire con quella civile, promuova gli opportuni accertamenti e indagini, e formuli una valutazione processuale che possa sostenere e motivare i provvedimenti di competenza dell’Ordinario del luogo (Codice di Diritto Canonico, canoni 1717 – 1731).


Don Mauro intanto viene mandato altrove, la Curia promuove accertamenti e indagini per aprire un processo canonico (forse). Stavolta non si è potuto fare come al solito, senza scandali.

commenti



Mi associo all'iniziativa proposta da Marco Travaglio.

Continuerò, come so e come devo, a fare il mio mestiere. Il bavaglio all'informazione e le ganasce alla magistratura sono l'ultimo atto di una democrazia che affonda.

Io continuo, senza bavaglio.

Arrestateci tutti.


commenti


Mi è stato chiesto di riportare la norma cui si fa riferimento nel post precedente.
Trascrivo senza aggiungere nulla di mio. Del resto, non ce n'è bisogno.


Art. 12. (Modifiche alle disposizioni di attuazione di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale)

[...]
2. All'articolo 129 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comm 1, dopo le parole: «dell'imputazione» sono inserite le seguenti:
«con espressa menzione degli articoli di legge che si assumono violati, nonché della data e del luogo del fatto»;
b) il comma 2 è sostituito dal seguente:
«2. Quando l'azione penale è esercitata nei confronti di un ecclesiastico o di un religioso del culto cattolico, l'informazione è inviata all'autorità ecclesiastica di cui ai commmo 2-ter e 2-quarer.»;
c) dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:
«2-bis. Il pubblico ministero invia l'informazione anche quando taluno dei soggetti indicati nei commmi 1 e 2 è stato attestato o fermato, ovvero quando è stata applicata nei suoi confronti la misura della custodia cautelare; nei casi in cui risulta indagato un ecclesiastico o un religioso del culto cattolico invia, altresì, l'informazione quando è stata applicata nei suoi confronti ogni altra misura cautelare personale, nonché quando procede all'invio della comunicazione di cui all'articolo 369 del codice.
2-ter. Quando risulta indagato o imputato un Vescovo diocesano, prelato territoriale, coadiutore, ausiliare, titolare o emerito, o un Ordinario di luogo equiparato a un Vescovo diocesano, abate di una abbazia territoriale o sacerdote che, durante la vacanza della sede, svolge l'ufficio di amministratore della diocesi, il pubblico ministero invia l'informazione al Cardinale Segretario di Stato.
2-quater. Quando risulta indagato o imputato un sacerdote secolare o appartenente ad un Istituto di vita consacrata o ad una società di vita apostolica, il pubblico ministero invia l'informazione all'Ordinario diocesano nella cui circoscrizione territoriale ha sede la procura della Repubblica competente»; [...]


commenti


Ce lo aspettavamo, è vero. Il decreto sulle intercettazioni ce lo aspettavamo. Del resto, ce lo avevano promesso (o minacciato).
Un disegno di legge peculiare: saranno intercettabili solo i reati che hanno il massimo della pena edittale dai dieci anni in su, ma con una deroga per i reati contro la pubblica amministrazione, oltre a reati di pedofilia e molestie telefoniche.
Inoltre è prevista una modifica dell'articolo 684 del codice penale, che riguarda la pubblicazione arbitraria degli atti di un processo penale: finora era privista la detenzione fino a 30 giorni e una sanzione fino a circa 250 euro (le vecchie cinquecentomila lire). Il nuovo disegno di legge prevede, invece, l'arresto da uno a tre anni (avevamo proprio bisogno di rimpinguare un po' le carceri!) per chi pubblica il testo di intercettazioni o documenti di un procedimento penale di cui sia vietata la pubblicazione. Per gli editori, invece, è prevista una sanzione economica, proporzionale alla tiratura, che potrebbe raggiungere anche i 400.000 euro.

Sembrerebbe, in un primo momento, una restrizione del potere degli editori. Ma, riflettendoci un po', non lo è affatto. Il "rischio della sanzione" porterebbe inevitabilmente ad una forte ingerenza degli editori nella vita e nella fattura dei giornali, con conseguente compromissione dell’autonomia della professione di giornalista. E i giornalisti, quei pochissimi che fanno ancora il loro mestiere, si ritroverebbero a fare gli impiegati di redazione.

Quello che però colpisce particolarmente, in questo disegno di legge, è quanto viene scritto in merito all'emergere, durante le intercettazioni, di reati commessi dal clero. Spesso il clero, nel corso della storia, non è mai stato troppo lontano dal peccato e neppure dal reato. E dunque, perchè non pensare anche al caso in cui, intercettando qua e là, venga fuori il nome di un sacerdote o addirittura di un monsignore? Così, in questo disegno di legge, è previsto che qualora nel corso delle intercettazioni emerga un reato a carico di un sacerdote debba subito essere avvertito il vescovo. Qualora invece emerga un reato a carico di un vescovo, dev'essere avvertito il Vaticano.

Perchè questa specifica così particolare, all'interno del disegno di legge? Si pensava, forse, ai reati di pedofilia e alle relative, frequenti, indagini penali? Perchè se è così la faccenda è ben grave. In primo luogo per la peculiarità di trattamento riservato alla Chiesa: se nel corso delle intercettazzioni emerge il nome di un monaco buddista, dev'essere avvertito il suo Maestro? Vale anche per i Protestanti, per i Testimoni di Geova, per gli Avventisti? Perchè, in caso contrario, si darebbe luogo a discriminazioni.

Perchè un sacerdote, cittadino italiano, dev'essere trattato diversamente da un maestro elementare, da un bancario, da un idraulico, sempre cittadini italiani? Mi si obietterà che è necessario avvertire le gerarchie superiori perchè si possa dar luogo anche ad un processo canonico. Sarei d'accordo, ma con due "se".

Sarei d'accordo se fosse previsto anche il contrario, cioè se fosse imposto alle gerarchie ecclesiastiche di avvertire le Procure in caso sia loro denunciato un reato commesso da un sacerdote. Se, per esempio, un vescovo riceve la denuncia di una direttrice scolastica a carico di un prete pedofilo, tanto per non allontanarci troppo dalla realtà.

Sarei d'accordo se i processi canonici si facessero realmente e avessero, tra l'altro, l'esito di spogliare della tonaca i colpevoli. Invece i processi canonici spesso non si fanno, come nel caso di don Cantini e di padre Maciel, per citare due nomi "illustri"; e quando si fanno, hanno esiti per lo meno discutibili.

E' ancora sacerdote, per esempio, don Mauro Stefanoni; è ancora sacerdote don Bruno Puleo; è ancora sacerdote don Pierangelo Bertagna; sono ancora sacerdoti centinaia di preti pedofili negli Stati Uniti, in Messico, in Irlanda, in Africa. Sono ancora sacerdoti, con lo stipendio pagato coi soldi dell'otto per mille. Sono ancora sacerdoti, spesso a contatto con i bambini.

A che serve dunque, inserire questo caso particolare all'interno di un disegno di legge? Ad avvertire indirettamente l'ecclesiastico di turno che si sta indagando sul suo conto? Dove finisce il diritto e comincia il privilegio? Perchè questo caso particolare mi pare configuri più un privilegio che un diritto.

Forse questo era uno degli argomenti di discussione dell'ultimo incontro tra Berlusconi e Ratzinger?

sfoglia maggio        luglio
PROSSIMI APPUNTAMENTI