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Nel corso della puntata di Annozero di ieri ho avuto modo di capire come la televisione possa agire per mettere una pietra tombale sul clamore sollevato intorno ad un problema così grave come quello degli abusi sessuali sui bambini commessi dai sacerdoti. Come possano essere utilizzati certi strumenti per dare l’idea di aver profondamente trattato un problema, affrontandone invece solo aspetti marginali.

Innanzitutto partendo dalla scelta degli ospiti. Non me ne voglia, ma come Santoro sa bene io ho declinato la possibilità di essere lì, fra il pubblico in tribuna, a fare la bella statuina per un intervento di tre minuti: per prima cosa non ho l’età, come in quella vecchia canzone, come seconda cosa, ben più importante, non ho il desiderio di avallare, con la mia presenza, le chiacchiere inutili da salotto buono. Santoro, ieri, ha iniziato il programma difendendo la dignità del proprio lavoro. Lasci dunque che io difenda la dignità del mio. E, insieme a quella, la dignità delle vittime italiane che con me hanno parlato, che a me si sono rivolte e alle quali io ho dato voce. E anche di quelle che, rinchiuse ancora nel silenzio della vergogna, non ho mai conosciuto.

Troppo intento a non pestare i piedi alla Chiesa, il padrone di casa ha prima di tutto ritenuto opportuno specificare che tutti i presenti di ieri erano cattolici. Insomma, un modo per far capire che, tutto sommato, si stavano lavando i panni sporchi in famiglia. Solo che la lavatrice di Annozero è piuttosto piccola, e bisogna scegliere quali panni lavarci. E hanno optato per pochi fazzoletti, e per giunta alla presenza di lavandai pseudo esperti attenti più all’integrità della macchina che non all’effettiva pulizia del bucato.
In quest’ottica, quindi, sono stati invitati ospiti pronti a sfoderare, col beneplacito del Michele nazionale, le spade in difesa della Chiesa. Il giornalista Socci ha tenuto a disinformare sulle percentuali di pedofili fra i preti rispetto alla presenza di pedofili in altre confessioni religiose e in altri contesti. E Socci dall’alto di quale competenza in materia parla? Quella delle sagrestie e delle genuflessioni? Parlare di percentuali è ridicolo, se si considera che in questi casi gli abusi che non arrivano ad essere denunciati sono talmente tanti che qualsiasi statistica risulta inficiata. Tra l’altro, e lo dico per informazione sia di Santoro che di Socci, solo negli ultimi anni i giornali nazionali hanno dato notizia di almeno 170 sacerdoti pedofili italiani. E sono pochi quelli che vengono alla ribalta delle cronache. Non solo lo so io, che ho fatto le ricerche del caso e ho reso pubblico il database su Micromega di questo mese, ma lo sa benissimo anche la redazione di Annozero, che mi ha contattato proprio per avere queste informazioni. E degli argomenti di cui si è parlato in quelle due ore trascorse al telefono con loro, non se n’è vista traccia in trasmissione. Per non scontentare Socci e chi per lui?

Senza contare che Socci ha ritenuto opportuno parlare della perseguitata Chiesa cattolica, guardandosi bene dal menzionare la Chiesa persecutrice, la responsabilità della chiesa nei genocidi di Rwanda, Canada, Argentina, il ruolo più che ambiguo di Pio XII nei confronti del fascismo e del nazismo, gli appoggi alle peggiori dittature, a partire da quelle di Spagna e Grecia, le crociate moderne contro omosessuali e “relativisti”.
Ho sentito Socci parlare dei bambini africani, malnutriti e malati, di cui solo la chiesa, a detta sua, pare preoccuparsi. Strano che non si sia specificato che, a fronte del miliardo di euro l’anno che la chiesa incamera solo dall’otto per mille, per quei bambini spende solo 85 milioni. La chiesa incassa 1000, spende 20 e fa pure la figura della santa! Perché non informare anche di questo il pubblico?

Santoro si è premurato invece di dare voce alla chiesa istituzionale, con l’invito del vescovo di Palestrina, che ha tenuto a sottolineare l’impegno di Ratzinger nei confronti della pedofilia clericale. Nessuno però ha specificato che, a smentire le parole del pontefice, ci sono fatti incontrovertibili: da un lato, in quei famosi viaggi negli Stati Uniti e in Australia, il papa ha preso posizione contro i sacerdoti pedofili, dall’altro, sempre in quei viaggi, si è accompagnato con vescovi e cardinali famosi per aver protetto e coperto gli stessi preti pedofili. Inoltre, bastava ricordare che Ratzinger non ha mai espulso dalla chiesa i vescovi che hanno abusato dei bambini o che hanno coperto i sacerdoti pedofili, crimine anche peggiore: in alcuni casi si è limitato ad accettarne le dimissioni. Non sarebbe stato opportuno sapere dove finiscono questi vescovi, una volta lasciata la loro carica?  E perché non vengono ridotti allo stato laicale?
In più, ho personalmente trovato urticante quel sorrisetto compiaciuto sulle labbra del prelato, nel vedere come i suoi colleghi sfuggissero ai giornalisti. Quel sorriso è un’espressione universale. E’ il ghigno del potere impunito.

Senza contare che la scelta di andare negli Stati Uniti a documentare alcuni casi americani fa sembrare che questa problematica riguardi ancora, per la maggior parte, i sacerdoti di oltre oceano. Evidentemente, non è opportuno informare gli italiani del fatto che in Italia, a casa nostra, sono accadute le stesse cose, e anche di peggio. Bastava raccontare l’epopea dell’Istituto Provolo per bambini sordi di  Verona, dove gli abusi si sono perpetrati per decenni, nella stessa indifferenza che la Chiesa istituzionale ha dimostrato nei confronti della vicenda di Murphy.

Inoltre, come sempre, non ho sentito una sola parola che spiegasse cos’è, fisicamente, un abuso sessuale su un bambino, cosa accade al corpo di un bambino, che non è ancora un corpo adulto, né ho sentito chiedere come mai la Chiesa, che si dice tanto caritatevole, sia così concentrata a proteggere i propri beni piuttosto che a sostenere, anche economicamente, le vittime dei sacerdoti, che hanno bisogno di terapie e sostegno. Ho sentito invece parlare di cure e riabilitazione dei preti pedofili. Mi permettano i soloni di Annozero: sono fesserie. I sexual offender non “guariscono”, e pedofili si resta per sempre. Glielo avrebbe saputo dire anche un qualunque studente di psicologia del terzo anno. Al massimo, in rarissimi casi, si può imparare a contenere la pulsione deviata, se si vive in un contesto in cui non ci sia esposizione a certi “stimoli”.

Inoltre, e non vorrei annoiare oltre, ci si è ben guardati dallo spiegare che la genesi della pedofilia clericale è del tutto differente dalla genesi della pedofilia “comune”. Perché la pedofilia clericale nasce nei seminari minori, fomentata dalla cultura sessuofobica, quella che la chiesa istituzionale non intende affatto “rivedere” o mettere in discussione, perché è il mezzo che utilizza per ingenerare il senso di colpa e governare, attraverso di esso, le coscienze dei fedeli e dei suoi stessi sacerdoti. Senza contare che proprio nei seminari si viene abusati da piccoli, imparando così ad abusare da grandi.
 
La politica che sta mettendo in atto la chiesa è quella dell’ “anello debole”. Fino a che non è esploso lo scandalo, l’anello debole erano le vittime, e lo sono ancora.  Quando le gerarchie ecclesiastiche sono state messe di fronte al problema e hanno dovuto dare risposte concrete, hanno sacrificato un altro anello debole, i sacerdoti pedofili. Guardandosi bene dall’ammettere le proprie responsabilità nella genesi di quella stessa pedofilia.

Ecco, ieri sera è stata un’occasione perduta. Per Santoro e per l’informazione. Se questa occasione sia stata perduta scientemente o inconsapevolmente non saprei dirlo. In entrambi i casi, Annozero non ci fa una bella figura. Tutt’altro. Nel primo caso, si è scelto di non scontentare il potere ecclesiastico, con una trasmissione che nulla aveva da invidiare al “salottino pseudo-intellettuale” di Bruno Vespa. Nel secondo caso, non si è saputo informare e raccontare i fatti come l’informazione vera dovrebbe fare, cioè senza fare una cernita tra quelli che si possono dire e quelli che è meglio tacere.

Se questo è l’unico modo possibile di fare informazione, Santoro vada pure ad occuparsi di docu-fiction.
Vada. Magari potrà farlo con una migliore libertà o una maggiore fedeltà ai fatti e alla completezza dell’informazione.
Il vero problema dell’informazione è che i giornalisti, piuttosto che fare il proprio mestiere, sono diventati carrieristi e cercano appoggi dove possono. Essere cani sciolti non paga. Sicché finiscono, inevitabilmente, col trovarsi un padrone, qualsiasi padrone. Così ci si schiera “anti” oppure “pro”, e le opinioni finiscono col contare più dei fatti, spesso relegati ai margini o non raccontati per nulla. Insomma, per dirla alla maniera di Luttazzi, che, come Santoro, anch’io apprezzo molto: cambiano i culi, ma il modo di usare la lingua è uguale.

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Sei anni e otto mesi. E’ questa la pena, confermata dalla Corte di Cassazione, per Don Marco Cerullo, vice parroco di Casal di Principe e insegnante di religione a Villa Literno, arrestato in flagranza di reato dalle forze dell’ordine il 19 dicembre 2007, mentre in macchina abusava di un suo alunno di 11 anni. La vittima raccontò che don Marco lo aveva allontanato dalla scuola con la scusa di comprare i colori del presepe e aggiunse che già altre volte aveva abusato di lui, anche a casa del bambino.
La Cassazione ha sostanzialmente confermato la sentenza di Corte d’Appello, compresa la provvisionale già disposta di 50.000 euro. Ma finora il sacerdote non ha pagato neppure un centesimo. E qualsiasi azione
legale per la richiesta di risarcimento rischia di cadere nel vuoto: il sacerdote, infatti, risulta nullatenente.
Al momento dell’arresto di don Marco, il vescovo di Aversa mons. Milano dichiarò che preferiva aspettare i tempi della giustizia. “La giustizia ha fatto il suo corso ma monsignor Milano non ha ancora pronunciato una parola” afferma Sergio Cavaliere, l’avvocato della vittima. “Non una parola di pietà per la sorte della vittima in questi due anni e cinque mesi. Eppure si è preoccupato della sorte di don Marco, “promettente teologo”.”
In questi due anni e cinque mesi, don Marco Cerullo è stato agli arresti domiciliari presso una comunità religiosa, nel frusinate, che accoglie anche giovani e giovanissimi.  “Non sappiamo se nella comunità protetta si è astenuto “da ogni ufficio o servizio in strutture frequentate da minori” come prescritto dal GUP Chiaromonte il 19 novembre 2008” sostiene l’avv. Cavaliere. “ E non sappiamo se don Cerullo continuerà a dir messa, scontata la reclusione.”
Sul conto di don Marco e della diocesi di Aversa rimangono aperti molti interrogativi. Don Marco ha frequentato il seminario minore di Aversa, dove accedono bambini delle scuole medie e ragazzi delle scuole superiori. Ed è proprio in quel seminario che è celebre il “gioco dello scarpone”, una metafora, neppure troppo velata, per l’atto dell’abuso sessuale. In quel seminario don Marco è tornato, in seguito, come assistente spirituale dei giovanissimi allievi. E’ stato poi trasferito come parroco a Villa Literno e da lì, appena un mese prima dell’arresto, trasferito come viceparroco a Casal di Principe.
Possibile che la diocesi non abbia mai ricevuto segnalazioni sul conto di don Marco, sospetti, chiacchiere,
insomma, qualcosa che inducesse a una maggiore attenzione sull’operato del sacerdote? In fondo, certe “inclinazioni” non si manifestano improvvisamente.
“Non ho ricevuto mai alcuna segnalazione, sul conto del sacerdote” afferma il vescovo di Aversa, monsignor Milano. “E’ un grande dolore che sopporto ormai da quando ho saputo dell’arresto. Tuttavia la cattiva condotta di un sacerdote non deve inficiare l’opera dei sacerdoti che invece compiono quotidianamente il proprio dovere nei confronti della Chiesa e dei fedeli.”
Le disposizioni del Papa, in merito alle accuse di abusi sessuali nei confronti di sacerdoti sembrano essere piuttosto chiare e prevedono un procedimento canonico. “Il procedimento è già stato aperto,” sostiene monsignor Milano “Si tratta di una indagine della Congregazione per la Dottrina della Fede, cui spetta la competenza per questi casi particolari. La Chiesa segue le direttive del Santo Padre, che per noi è un faro lungo il nostro percorso spirituale.”
Le persone abusate hanno necessità di rivolgersi a specialisti per tentare di superare il trauma e le cure sono piuttosto costose. Don Marco non ha mai risarcito la vittima e risulta nullatenente. Forse la diocesi, per dovere se non altro morale, potrebbe in qualche modo provvedere al risarcimento, o comunque all’assistenza della vittima. “Queste sono decisioni che un vescovo non può prendere da solo,” ribadisce il vescovo Milano “sarà vagliato il problema dalla collegialità e sarà presa una decisione.” Non una parola sulla possibilità di incontrare la vittima, almeno per offrire le scuse e il conforto spirituale alla famiglia.
Don Marco Cerullo, che non era presente alla sentenza, sarà probabilmente tradotto in carcere a breve. Ha scontato 2 anni e 5 mesi agli arresti domiciliari. Gli restano 4 anni e 3 mesi da trascorrere in carcere, ma con lo sconto della pena per buona condotta (3 mesi l’anno) il sacerdote probabilmente finirà col restare in carcere poco più di due anni e mezzo. La sua vittima, invece, resterà segnata dagli abusi subiti per tutta la vita.

Da: Il fatto quotidiano 11/05/2010

Il pm di Milano, Giancarla Serafini, ha chiesto una condanna a 5 anni di reclusione per don Marco Redaelli, salesiano, parroco 75enne di Arese, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una bambina si appena 7 anni. La bambina raccontò prima alla nonna e poi al padre quanto aveva subito, e ha poi confermato il proprio racconto, con descrizioni precise, nel corso dell’incidente probatorio.
Il sacerdote, ex missionario in Africa e in America Latina, si è sempre professato innocente. Secondo la difesa, le accuse sarebbero state montate dal padre della vittima per speculare sulla vicenda. Anche gli aresini si sono schierati dalla parte del sacerdote, ritenuto un prete buono e caritatevole. La famiglia della bambina, invece, è stata costretta a trasferirsi, a seguito della manifesta ostilità dei propri concittadini. E, davanti ai giudici, il padre della vittima ha raccontato: "Non hanno nemmeno permesso a mio figlio maggiore di iscriversi all’oratorio".
Lo stesso oratorio dove il 24 settembre 2007 sarebbero avvenuti gli abusi sulla piccola.

Da: Il fatto quotidiano 11/05/2010

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