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“Mai più preti pedofili.” “Ci vergognamo profondamente e faremo tutto il possibile perché questo non si ripeta in futuro.”

Queste, stando alle cronache dei giornali, le parole del papa ai giornalisti sull’aereo che il 15 aprile scorso lo stava portando da Roma negli Stati Uniti per la sua prima visita pastorale nel Nuovo Continente. Veniva così anticipato uno dei temi al centro di quel viaggio: sanare le ferite inferte dallo scandalo dei preti pedofili alla società e alla stessa Chiesa americana. Uno scandalo che, ricordiamo, aveva dimensioni macroscopiche. Secondo lo studio più accreditato, dal 1950 al 2002 4392 dei 109 mila sacerdoti americani erano stati accusati di aver avuto rapporti sessuali con minorenni. Di questi, poco più di un centinaio erano stati condannati dai tribunali civili. Circa il 78 per cento delle denunce veniva da adolescenti, mentre i sacerdoti accusati di vera e propria pedofilia erano stati quasi mille in 52 anni, con una media di quasi venti l’anno. Cinquemila erano gli americani che avevano dichiarato di essere stati vittima di abusi sessuali da parte di sacerdoti – cinquemila coraggiosi contro un numero imprecisato ma probabilmente molto più alto di persone che avevano preferito tacere – e lo scandalo – le cui proporzioni come si vede erano enormi – era costato alla chiesa cattolica americana oltre un miliardo e mezzo di dollari in risarcimenti, a partire da quello di 660 milioni di dollari che la diocesi di Los Angeles aveva dovuto pagare a 508 vittime di molestie sessuali. Altre diocesi avevano rischiato la bancarotta: come quella di Boston, che aveva sborsato 157 milioni di dollari, e quella di Portland, che ne aveva spesi 129. “I pedofili saranno completamente esclusi dal sacerdozio,” promise ai giornalisti Benedetto XVI sull’aereo per Washington, perché la Chiesa avrebbe cercato di selezionare i candidati “in modo che potessero accedervi solo le persone davvero integre.” “E’ più importante avere buoni preti che molti preti,” sottolineava il pontefice, e concludeva così: “Se leggo le storie di quelle vittime, mi riesce difficile comprendere come sia stato possibile che i sacerdoti abbiano tradito in questo modo la loro missione.”

Si sarebbe potuto aiutarlo a capire riassumendogli i casi citati in questi due libri, Viaggio nel silenzio di Vania Lucia Gaito e Olocausto bianco di Ferruccio Pinotti, ma la Chiesa l’avrebbe sicuramente considerata una mancanza di rispetto. In Italia, infatti, l’ombra che avvolge lo scandalo dei preti pedofili è molto più densa di quella che in America è stata dissipata da pubbliche denunce, processi e richieste di risarcimenti di danni che, come dicevo prima, hanno quasi rovinato finanziariamente la chiesa cattolica degli Stati Uniti. Per cinquant’anni, davanti alle accuse di pedofilia mosse ai suoi sacerdoti, il Vaticano ha reagito applicando uno schema fisso: raccomandare alle vittime il silenzio in nome della loro fedeltà alla Chiesa e coprire le responsabilità dei preti colpevoli affidandoli prima alle cure di qualche psicologo e poi trasferendoli in altre parrocchie. Dove, ovviamente, quasi sempre i preti pedofili ricominciavano la loro perversa attività, scandalizzando i fedeli e costringendo la gerarchia a intervenire nuovamente per rimuoverli e assegnarli ad altre parrocchie, in una specie di carosello senza fine che otteneva l’unico risultato di moltiplicare le vittime degli abusi. E questo, perché?  Perché, come disse nel 2001 il cardinale Law, capo dell’arcidiocesi di Boston, “noi pensavamo che la pedofilia fosse un peccato, non un crimine.”

Ma ad aggravare la drammaticità della vicenda è proprio la figura di Joseph Ratzinger, che quando scoppiò lo scandalo americano era ancora cardinale e non papa, e che come cardinale era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, quello che un tempo si chiamava Sant’Uffizio. In tale veste, nel 2001, Ratzinger aveva scritto, insieme all’arcivescovo Tarcisio Bertone, una lettera di istruzioni a tutte le diocesi. Questa lettera, riprendendo pari pari un precedente documento firmato dal cardinale Ottaviani nel 1962, istruiva i vescovi su come trattare i sacerdoti che adescavano i fedeli. In questi casi, secondo le istruzioni del futuro pontefice, la gerarchia avrebbe dovuto limitarsi a trasferire i preti pedofili da una parrocchia all’altra, come peraltro aveva fatto sempre, e con le conseguenze che sappiamo, senza – sottolineo – senza denunciarli alle autorità civili. In pratica si raccomandavano silenzio, segretezza e completa omertà. Il documento fu scoperto nel corso di un processo a un seminarista pedofilo del Texas da un avvocato americano che lo mostrò all’FBI, dove lo giudicarono la fonte nientemeno che di “un complotto internazionale per intralciare la giustizia.” Forte di questa interpretazione, l’avvocato citò in giudizio Joseph Ratzinger, accusandolo di aver ostacolato la giustizia. Ci vollero due mesi per raggiungerlo, ma nel febbraio 2005 il cardinale fu legalmente obbligato a rispondere alla corte. Il prelato prese tempo sfruttando i cavilli della procedura, e intanto Giovanni Paolo II morì, si fece il conclave e Joseph Ratzinger fu eletto papa mentre era ancora imputato davanti a una corte americana. Appena in tempo, si potrebbe dire. Diventato papa, Benedetto XVI era ormai un capo di Stato e godeva dell’immunità che, piaccia o non piaccia, ai capi di Stato si concede. L’amministrazione Bush diede il suo consenso e Joseph Ratzinger fu esonerato dal processo.

Mentre il libro di Vania Lucia Gaito si occupa solo dei preti pedofili, dando largo spazio a quello che ho chiamato “il caso americano” e agli intoccabili Legionari di Cristo, ma anche all’inchiesta su don Gelmini e ad altre tristi vicende di casa nostra, il libro di Ferruccio Pinotti tratta della pedofilia nelle sue tre forme più diffuse: familiare, ecclesiastica e globale, che è la parte dedicata al turismo sessuale. Ci sono poi altri due capitoli che affrontano i problemi della lotta alla pedofilia e della rieducazione dei pedofili, mentre in un’appendice si può consultare la legislazione italiana su questa materia. Una lunga intervista con Luca Barbareschi ricostruisce il caso di questo attore, vittima anche lui da ragazzo di preti senza scrupoli, che a tanti anni dagli abusi subiti non ha ricevuto nemmeno le scuse del glorioso Leone XIII, la scuola che si occupa di educare molti rampolli dell’élite meneghina. Sarò pessimista, ma ho il vago sospetto che per sanare veramente questa piaga non basteranno le promesse transatlantiche di Benedetto XVI.

Milano 5 giugno 2008


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