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Le radici della negazione

Mi sono chiesta spesso perchè certe notizie, certi fatti, incontrino tanta resistenza nell'opinione pubblica. Me lo chiedevo raccogliendo le testimonianze delle vittime, quelle riportate in Viaggio nel Silenzio. Me lo chiedo quando ascolto i familiari e gli amici dell'abusatore che negano l'evidenza dei fatti opponendovi la propria conoscenza della persona in questione: se fosse vero ce ne saremmo accorti, è una bravissima persona, sempre pronto ad aiutare gli altri.
Difese inutili, si capisce, perchè il pedofilo non è mai, o quasi mai, quel mostro che immaginiamo, non è mai, o quasi mai, come ce lo raffiguriamo nella nostra fantasia. E' un uomo comune. Un buon vicino di casa, un bravo maestro, un padre affettuoso, un marito esemplare, un sacerdote caritatevole. E sa perfettamente come tener nascosto il suo "vizio", il suo "peccato", il mostro dentro di lui. Sa benissimo di doverlo nascondere, di non dover lasciare trapelare neppure uno sguardo ambiguo, neppure una parola vagamente allusiva. E' lucido, consapevole. Sa che certi comportamenti sono socialmente inaccettabili, oltre che giuridicamente condannabili. Per questo li nasconde.

E sa che, per il suo "vizio", per il suo "peccato", è necessario conquistare la fiducia dei genitori, dei familiari di quella che ha già scelto come vittima. E' necessario essere irreprensibile, uno specchio di moralità. O almeno farlo credere a chi gli sta intorno. Certo, il suo "vizio", il suo "peccato", non è un argomento da conversazione salottiera, da cena in famiglia.  
Gran parte di quella fatica ad accettare la realtà delle accuse, gran parte della difficoltà, viene proprio dalla fiducia che il pedofilo sa coltivare, dalla stima che sa guadagnarsi. Siamo sempre restii ad accettare l'idea di aver commesso un errore di valutazione, di aver esposto, per quell'errore di valutazione, i nostri figli all'abuso, alla violenza. E quando l'abusatore è un sacerdote si fa fatica ancor più.

Perchè nel nostro immaginario un sacerdote è automaticamente al di sopra di certe vergogne, di certe scelleratezze, di certi orrori. Pensiamo che rappresenti Cristo, e dimentichiamo che sotto la tonaca c'è un uomo. Un uomo qualunque, e, come uomo, soggetto non solo a bisogni e desideri umani ma anche a possibili aberrazioni. Non viene scossa solo la fiducia nella nostra capacità di giudizio, ma anche la fiducia nella Chiesa, la fiducia in Dio. E per alcuni è insopportabile. Perchè per alcuni l'idea di Dio è direttamente legata a quella tonaca, a quel sacerdote, a quell'uomo che si è conosciuto come gentile, caritatevole, comprensivo. A tal punto che, in alcuni casi, si finisce col negare perfino quello che i propri figli raccontano, si finisce col cercare spiegazioni che non stanno in piedi, giustificazioni per l'ingiustificabile. Ho conosciuto persone che, pur di non accettare la verità dei fatti, hanno portato i propri bambini di tre, quattro e cinque anni da un'esorcista, preferendo credere che fossero indemoniati, piuttosto che veder vacillare la propria fiducia nel sacerdote che li aveva abusati.

E se è così difficile per una madre, per un padre, accettare l'idea di un sacerdote che ha abusato dei loro figli, a maggior ragione è difficile per gli altri, per chi certi fatti li legge solo sul giornale, per chi si crede al sicuro, per chi si crede più intelligente, più furbo, più fortunato degli altri, perchè a lui, ai suoi figli, certe cose non accadranno mai. Ecco, in questo credersi più intelligente, più furbo, più fortunato, c'è il primo seme della negazione. Proprio lì, nel credere di essere al sicuro, nel credere impossibile che capiti proprio a noi.

E poi c'è la negazione da parte delle gerarchie della Chiesa, come se avessero scoperto il fenomeno soltanto dopo lo scandalo scoppiato negli Stati Uniti. Allora come si spiegano certi documenti? La Taxa Camarae è un elenco tariffario divulgato nel 1517 da papa Leone X allo scopo di vendere indulgenze, perdonando le colpe a tutti coloro in grado di pagare le alte somme richieste dal pontefice. Non c'era alcun delitto, nemmeno il più orrendo, che non potesse ricevere il perdono in cambio di denaro. E i primi due dei 35 articoli di cui si compone la Taxa Camarae riguardano proprio gli ecclesiastici:
"1. Un ecclesiastico che incorresse in peccato carnale, sia con suore, sia con cugine, nipoti o figliocce, sia, infine, con un’altra qualsiasi donna, sarà assolto, mediante il pagamento di 67 libbre, 12 soldi.
2. Se l’ecclesiastico, oltre al peccato di fornicazione chiedesse d’essere assolto dal peccato contro natura o di bestialità, dovrà pagare 219 libbre, 15 soldi. Ma se avesse commesso peccato contro natura con bambini o bestie e non con una donna, pagherà solamente 131 libbre, 15 soldi."
Come dire: abusare di un bambino costa meno che far l'amore con una donna.
E, in anni molto più recenti, il documento "Crimen sollicitationis", del 1962, prescrive ai vescovi come comportarsi in determinati casi, anche quelli di abusi commessi dai sacerdoti ai danni di un minore.

Dunque perchè fingere di essere all'oscuro del fenomeno? Perchè continuare a parlare di "casi isolati", come se l'eventualità che un fatto del genere capiti proprio ai nostri figli sia un'ipotesi implausibile? Tutelare il buon nome dell'istituzione, garantirsi la presenza dei fedeli e delle loro offerte, vale l'abuso subito anche da un solo bambino? La pratica di trasferire ad altra parrocchia il sacerdote accusato di pedofilia, in uso nonostante le parole di Benedetto XVI di esplicita condanna della pedofilia, espone altri bambini al rischio di abuso. E' normale accettare che la Chiesa, in caso di denuncia di un sacerdote pedofilo, si assuma l'incarico di "accertare" la veridicità della denuncia? Non dovrebbero essere la polizia o i carabinieri a fare le indagini? Se il pedofilo fosse un impiegato di banca, accetteremmo che le indagini le compisse il direttore della banca stessa? Non credo. Penseremmo che le indagini sarebbero inficiate dal fatto che il direttore possa proteggere il suo impiegato. Perchè non è così con la Chiesa?

In certe circostanze, il comportamento di alcune persone assomiglia a quello dei tifosi di una squadra di calcio che vedono la propria compagine processata perchè il presidente della squadra ha truccato le partite o ha rubato dalla cassa. Dovrebbero pigliarsela col presidente truffaldino, e invece si scagliano contro i giudici che hanno retrocesso la squadra. E si finisce così col demonizzare non chi certi abusi li ha commessi ma chi li ha rivelati.

Mi sorprendono sempre quelli che mi dicono che, scrivendo di certi orrori, lascio trapelare il raccapriccio. Non riesco neppure a capire come sia possibile che, quello stesso raccapriccio non lo sentano essi stessi. L'asettica ricostruzione dei fatti, quando i fatti sono così atroci, così agghiaccianti, mi pare inverosimile. Il non voler sapere, il fingere che certe cose non esistano, il minimizzarle per rassicurarsi, devono trovare rispondenza in un asfittico e freddo riportare i fatti.

E questa freddezza che mi si chiede travalica la mia natura e, con essa, la natura di chi, di fronte a certi orrori, ancora, per fortuna, insorge e si rivolta.

Pubblicato il 2/3/2009 alle 11.45 nella rubrica Diario.

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